SMARTWORKING - trend del momento o rivoluzione?

Lo shock dato dalla dichiarazione di stato di pandemia si è propagato immediatamente in tutte le componenti della società, segnando inevitabilmente il quadro socio-economico di questo Paese e del resto del mondo. L’onda pandemica ha scosso l’attività economica ed è stato fin da subito necessario un celere riordinamento degli assetti. Nel settore terziario, a queste pressanti richieste, si è risposto optando per una specifica tipologia di organizzazione aziendale: il lavoro agile.

Chiamato spesso smart working, esso non è un esatto sinonimo della modalità di telelavoro da molti adottata lo scorso anno. Il lavoro agile presuppone infatti una maggiore flessibilità ed autonomia  di spazio e orari dei lavoratori dipendenti, che verranno poi valutati in base ai risultati ottenuti. Tali presupposti, in particolar modo il secondo, sono venuti inevitabilmente a mancare nel 2020 a causa delle restrizioni imposte dai lockdown. Sebbene l’approccio allo smart working non sia dunque stato quello concepito dalla teoria, la pandemia ha sicuramente spinto ad una sua più diffusa sperimentazione.
Secondo il rapporto Eurostat del 17 maggio 2021, la percentuale di chi lavora da casa è visibilmente aumentata. Distinguendo la popolazione in esame in lavoratori dipendenti e indipendenti, la prima è passata dal 3,2% (2019) al 10.8% (2020). L’ultima categoria ha invece raggiunto il 22% (2020), partendo dal 19.4% dell’anno precedente.

Ci si chiede come evolverà l’organizzazione del lavoro dopo i cambiamenti emersi dalla pandemia. Una previsione futura è indiscutibilmente difficile da delineare, tuttavia si può dipingere un quadro dell’attuale situazione in modo da avere solide fondamenta d’analisi. Abbiamo abbozzato questa immagine insieme ad alcuni coworkers, che gentilmente hanno condiviso la loro esperienza con il telelavoro nel 2020/21.

SOFTWARE

La classifica globale delle parole più cercate dell’anno di Google Trends dà un riassunto sintetico, ma efficace, degli argomenti più discussi e dunque di tendenza. In quella del 2020, la pole position  è inevitabilmente occupata da “Coronavirus”. Al quarto e decimo posto invece troviamo rispettivamente Zoom e Google Classroom: queste due ricerche indicano due grandi cambiamenti che la popolazione globale ha dovuto affrontare nella propria quotidianità: il lavoro da remoto e la didattica online. Le piattaforme disponibili sono molteplici, così come le preferenze di utilizzo. Queste infatti sono diverse tra i nostri coworkers, che hanno indicato principalmente questi software: Google Meets, Zoom, Teams e Webex. Ad esempio, Gmeet viene preferito per i vantaggi sulla gestione dell’orario, in cui non ci sono limitazioni e in generale in quanto parte della Gsuite, e quindi collegato agli altri strumenti.

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HARDWARE

Non solo i software, ma anche gli hardware sono fondamentali per lo smart working. Uno degli elementi di disturbo delle videoconferenze che è stato sottolineato nelle interviste è l’audio. E’ per questo motivo che l’hardware che i coworkers ritengono di maggiore utilità è un paio di cuffie con microfono. 

IN PRESENZA VS REMOTO

Le videochiamate hanno permesso di mantenere l’interazione con gli altri nonostante il distanziamento sociale: grazie ad esse, infatti, si è potuto continuare a tenere le riunioni, incontrare i clienti etc. 

Tuttavia, potranno mai sostituire gli incontri in presenza? La quasi univoca risposta dei coworkers intervistati è negativa. Sono state infatti sottolineate varie problematiche. 

Innanzitutto è emersa la difficoltà nell’interpretazione del linguaggio non verbale, che caratterizza una grossa parte della comunicazione. Ad esempio, via videocamera è molto più semplice fraintendere le espressioni facciali. Oppure per quanto riguarda la trattativa con il cliente, risulta molto più difficoltoso percepire il suo livello di gradimento di un prodotto a causa del filtro tra i due interlocutori. Questa difficoltà di comprensione può infatti portare anche a dei problemi tecnici, quali la turnazione degli interventi durante le riunioni. Questo problema già presente, risulta così di ancora più difficile risoluzione. E’ stato sottolineato infatti come la figura del moderatore non sia da sottovalutare: per una buona gestione delle riunioni online è un’ottima idea avere qualcuno con questo ruolo difficilmente sopperibile nonostante gli strumenti inclusi nei software per questo scopo. 

Saper usare tutte le funzioni dei programmi per le videochiamate non è una competenza scontata: una delle problematiche emerse durante le interviste infatti è il divario digitale. Per questo motivo, per trattare con i clienti vengono utilizzate anche applicazioni con cui si ha generalmente più dimestichezza, quali Whatsapp. 

OTTIMIZZAZIONE DEI TEMPI

Tra i vantaggi delle videoconferenze si trova spesso quello dell’ottimizzazione dei tempi. Su questo punto i coworkers hanno esposto opinioni discordanti, dovute anche alle loro differenti professioni. Nel commerciale ad esempio, l’impossibilità di viaggiare comporta un consumo maggiore di tempo. Al fine di mostrare i prodotti da remoto, bisogna infatti adottare varie strategie, quali dover scattare molte foto o girare video dettagliati. In altri casi,  bisogna direttamente optare invece per la spedizione del prodotto. 

Al contrario, è stato confermato l’aspetto dell’ottimizzazione dei tempi per molti incontri vis à vis: mentre prima era necessario spostarsi, optare per la riunione online può semplificarne la gestione. 

Sarà interessante seguire l’evoluzione dello smartworking e le sue conseguenze, sia nella vita quotidiana delle persone, sia nell’organizzazione del lavoro in termini di spazi e orari. Qual è la vostra opinione a riguardo? Vi ritrovate nelle esperienze riportate nell’articolo?

Autore dell’articolo: Gaia Angeletti

Con il contributo di: Guendalina Guaita e Rosilari Bellacosa

fonti

Eurostat. 2021. How usual is it to work from home?. [online]

 Imperatori, B., 2021. [online] Il Sole 24 Ore.